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    Mindfulness part 3

    La Mindfulness organizzativa

    La mindfulness può essere considerata come un riferimento sul quale basare le attività di lavoro. Secondo Vogus e Sutcliffe, un’organizzazione improntata alla consapevolezza, può favorire un atteggiamento propenso verso la verifica dei propri processi, investigando in profondità il ventaglio delle opzioni disponibili, integrando questo livello di analisi, all’interno del proprio modus operandi.

    Praticando la Mindfulness al lavoro coltiviamo alcune qualità fondamentali per gestire il cambiamento. Per citare le 3 più importanti:

    • innanzitutto l’attenzione aperta che ci fa cogliere più velocemente l’esigenza di cambiamento;
    • la centratura sul presente che riduce le resistenze legate ai condizionamenti del passato o alle aspettative sul futuro;
    • la capacità di stare nell’incertezza e nel non sapere, qualità fondamentale per muoversi in un contesto VUCA (volatile, incerto, complesso e ambiguo).

    Potremmo così definire che la Mindfullness in azienda si basa sulle 4”C”:

    • Concentrazione, ovvero l’intenzionalità attentiva sul proprio mondo interno.
    • Consapevolezza, ovvero chiarezza e autenticità dei pensieri e delle emozioni nel momento in cui si manifestano e non la reattività impulsiva in risposta alle stesse.
    • Creatività, ovvero la capacità di trovare soluzioni alternative e migliorative, liberandosi dagli schemi automatici della mente.
    • Compassione, ovvero la capacità di essere presente agli altri, capirne i bisogni entrando in una relazione di solidarietà.
    Parimenti nella filosofia yogica si parla dei 4 stati della meditazione
    • dhyāna è «la gioia estatica nata dal distacco unito all’applicazione sugli oggetti di meditazione»
    • la calma interiore e l’unità della mente scevra di ogni applicazione sugli oggetti di meditazione
    • lo stato in cui il meditante «dimora spassionato ed equanime, consapevole ed attento, sperimentando nel corpo la gioia»
    • il meditante «deposti gioia e dolore, scomparsi antecedenti stati di letizia e di tristezza, raggiunge l’equanimità scevra di dolore e la perfetta purezza»

    Nei Sutra di Patanjali, libro 3 sutra 2, si parla di “ La concentrazione prolungata è meditazione o dhyana”.

    Quindi, potremmo stabilire 4 grandi indicatori che ci portano nella direzione di avvicinarci ad uno stato meditativo:

    L’osservazione, la capacità attentiva, l’accoglienza e il distacco

    Il distacco, che non a nulla a che fare con l’indifferenza o il menefreghismo, è la capacità di lasciarsi andare. Nel lasciar andare creiamo quello “spazio” tra noi e i nostri pensieri, tra noi e le nostre emozioni ecc. e aumentiamo la consapevolezza che noi non siamo i nostri pensieri e le nostre emozioni, ma siamo decisamente molto di più. I pensieri, le emozioni diventano “oggetti, cose “che possiamo osservare e, in quella distanza che si crea tra noi e i nostri oggetti, avviene la nostra presenza, che diventa attiva e non reattiva.

    Brano suggertito:

    “Sento di avere ancora molto da imparare sui meccanismi della mia mente prima di potermi anche solo avvicinare alla piena consapevolezza o alla illuminazione spirituale. No, non è così. I problemi della mente non possono essere risolti a livello mentale. Una volta capita la disfunzione di base, in realtà non c’è molto altro da imparare o sapere. Studiare la complessità della mente può farti diventare un buon psicologo, ma non ti farà andare al di là di essa, proprio come lo studio della follia non è sufficiente per ottenere la sanità mentale. Hai già compreso i meccanismi fondamentali dello stato inconsapevole: l’identificazione con la mente, che porta alla creazione di una falsa identità, l’ego, in sostituzione del tuo vero io radicato nell’Essere. Diventi “un tralcio staccato dalla vite”, come disse Gesù. I bisogni dell’ego sono infiniti. Si sente vulnerabile e minacciato e quindi vive in uno stato di paura e necessità.

    Una volta compreso come opera la disfunzione di base, non c’è bisogno di analizzare tutte le sue innumerevoli manifestazioni, né di farlo diventare un problema personale complesso. L’ego ovviamente adora tutto questo. È sempre alla ricerca di qualcosa a cui aggrapparsi per mantenere e rafforzare il suo senso illusorio di sé, e si attaccherà prontamente ai tuoi problemi. Ecco perché, per così tante persone, gran parte del loro senso di identità è intimamente legato ai problemi che hanno. Quando è così, l’ultima cosa che vogliono è liberarsene, perché significherebbe perdere se stesse. A livello inconscio, l’ego può investire molto nel dolore e nella sofferenza. Puoi rompere questo circolo vizioso dopo aver riconosciuto la radice dell’inconsapevolezza nell’identificazione con la mente, che naturalmente comprende anche le emozioni. Diventi presente. In questa circostanza, puoi permettere alla mente di essere così com’è, senza restarci intrappolato. La mente di per sé non è disfunzionale. È uno strumento straordinario. Subentra un’anomalia quando cerchi te stesso nella mente e la scambi per la natura.Allora la mente diventa egoica e prende il sopravvento su tutta la tua vita. Tratto da “ Il potere di adesso” Eckhart Tolle

    Meditazione Suggerita:

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